Descrizione

Sulla strada provinciale SP55, che collega Mezzojuso a Campofelice di Fitalia, si erge in tutta la sua imponenza un rilievo montuoso dalla forma singolare e dal nome evocativo: Monte Marabito. Alto 1198 metri sul livello del mare, questo monte si distingue per la sua cima conica, simile a un tronco di cono: il versante occidentale digrada dolcemente, mentre quello orientale cade a strapiombo, quasi a voler custodire gelosamente i misteri che da secoli lo avvolgono.

Monte Marabito non è soltanto un punto di riferimento geografico: è un luogo di mito e immaginazione popolare, al centro di antiche leggende tramandate oralmente e poi raccolte e studiate dallo scrittore e ricercatore etnostorico Ignazio Gattuso, originario proprio di Mezzojuso.

Secondo la tradizione, l’interno del monte sarebbe vuoto e interamente d’oro: il suolo, le pareti, il soffitto… ogni cosa brillerebbe di ricchezza, ma anche di pericolo. Lì si estenderebbero immensi androni sotterranei, dimora di spiriti, streghe e creature arcane, che si radunano per decidere le sventure da infliggere agli uomini.

L’accesso segreto a queste sale leggendarie si troverebbe nella misteriosa Grotta dell’Ellera (in dialetto locale: grutta di l’arèddira), così chiamata per l’edera che ne nasconde l’ingresso. Una delle storie più famose narra di un pastore che, inseguendo una pecora smarrita, si avventurò nella grotta e si trovò davanti a una distesa d’oro scintillante. Accecato dall’avidità, cercò di riempirsi le tasche, ma l’oscurità lo avvolse. Solo quando gettò via tutto l’oro, la luce tornò a guidarlo verso l’uscita. Diversa la sorte di un cacciatore, che riuscì invece ad uscire carico di ricchezze.

Queste leggende, e molte altre ancora, sono raccontate nel primo volume della collana “Opere” di Ignazio Gattuso, a cura di Mandalà, Di Marco e Di Miceli: un prezioso lavoro che conserva intatte le voci del passato e le tradizioni orali del territorio.

Oggi, Monte Marabito continua ad affascinare escursionisti, appassionati di misteri e viaggiatori in cerca di luoghi che raccontano, non solo con la roccia, ma anche con la fantasia e la memoria collettiva. Visitare questo monte significa entrare in un mondo sospeso tra realtà e leggenda, dove la natura fa da cornice ai racconti che da secoli animano l’immaginario siciliano.

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